Le malattie neurodegenerative

Le malattie neurodegenerative


diagnosi, precoce, malattie, neurodegenerative        Vai a pagina: 1 2 3 4 5 6 7

Le malattie neurodegenerative

Le malattie neurodegenerative rappresentano un onere notevole per la Sanità Pubblica: hanno un decorso strisciante ed inesorabilmente progressivo che viene portato alla luce quando il danno al paziente è già in fase avanzata, precludendo nella quasi totalità dei casi la possibilità di una terapia efficace, che non sia solamente sintomatica.  Per risolvere il problema, si tratta di effettuare prevenzione sugli adulti di 50 anni ed oltre, con una diagnosi precoce, per tamponare il processo neurodegenerativo nella sua fase iniziale, quando è ancora controllabile.

Allo stato attuale delle conoscenze, nelle malattie neurodegenerative di tipo sporadico, l’origine prima della patologia è spesso sconosciuta, ma l’analisi della letteratura scientifica pertinente evidenzia uno stretto legame con lo stress ossidativo e nitrosilante, la glicosilazione, i meccanismi infiammatori e le conseguenze del perdurare nel tempo di alti livelli di neurotrasmettitori eccitatori, che vengono visti fra i maggiori fattori di intermediazione al rischio.  Le terapie attualmente in uso sono essenzialmente sintomatiche, con efficacia variabile in funzione della patologia e dello stato del singolo paziente.

Nella Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA - ALS - Amyotrophic Lateral Sclerosis), ma anche nella maggioranza delle altre malattie neurodegenerative : morbo di Alzheimer (AD - Alzheimer Disease), morbo di Parkinson (PD - Parkinson Disease), corea di Huntington (HD - Huntington Disease), etc..., al momento della diagnosi definitiva, la letteratura riporta che il paziente ha già perduto fino al 70% dei motoneuroni o neuroni, minimizzando la possibilità di intervenire in modo efficace sul processo degenerativo già in atto da tempo[1].

Nella letteratura medica degli ultimi anni, diversi autori auspicano maggiore attenzione alla diagnosi precoce ed alla profilassi, quale unica via praticabile nel contrastare le malattie neurodegenerative. Michael Swash [2] definisce “un’esigenza imperativa” la diagnosi precoce nell’ALS.  J. Karitzky[3], parlando della sclerosi laterale amiotrofica (SLA - ALS - Amyotrophic Lateral Sclerosis) e della corea di Huntington (HD - Huntington Disease), dichiara che entrambe le patologie in fase pre-clinica, possono essere drammaticamente influenzate dagli interventi terapeutici.  Mark Mehler[4] ritiene che la capacità di identificare uno stato di vulnerabilità neuronale in individui pre-sintomatici, quindi prima del danno cellulare irreversibile, possa alimentare lo sviluppo di interventi terapeutici preventivi di varia natura.  Andrew Eisen e Charles Krieger[5] nel loro libro Amyotrophic Lateral Sclerosis, dichiarano che sarebbe ideale poter applicare una terapia all’ALS durante il periodo pre-sintomatico, prima che intervenga la morte neuronale.

Per quanto concerne la terapia della malattia di Alzheimer (AD - Alzheimer Disease), molto diffusa negli anziani, Catherine Rottkamp[6] sollecita un uso profilattico di sostanze terapeutiche nella popolazione anziana, tenendo conto della natura non-rigenerante del SNC e di una diagnosi che oggi avviene solamente nello stadio finale della patologia.

Michael Swash nello stesso documento citato, dichiara che l’esigenza di una diagnosi precoce nell’ALS rispecchia quella della diagnosi precoce nel cancro.  Tanto più è precoce, tanto maggiori saranno i vantaggi in termini di sopravvivenza, qualità della vita, minor peso sociale e assistenziale   per la famiglia.

Paulsen JS[7] afferma che la perdita di neuroni precede l’espressione fenotipica dell’Huntington. Tests di tipo neuropsicologico mostrano sintomi di malattia due anni in anticipo rispetto ai segni motori caratteristici.

Innumerevoli esperimenti su animali dimostrano che le stesse molecole che svolgono azione terapeutica, se somministrate all’inizio del processo patologico, sono del tutto inefficaci quando il processo predetto è in una fase più avanzata. Trasponendo il problema sull'uomo, la migliore dimostrazione di quanto finora affermato, è data dal pressoché totale fallimento delle numerose terapie sperimentate per la sclerosi laterale amiotrofica ed altre malattie neurodegenerative diagnosticate secondo i protocolli attuali: in queste  patologie, molecole potenzialmente efficaci, seppure impiegate nella fase immediatamente post-diagnosi, non danno nella pratica clinica alcun vantaggio. Per l’ALS nei quasi 140 anni trascorsi dalla sua scoperta, non vi sono stati sostanziali progressi terapeutici.

Per ottenere una efficace terapia di questa tipologia di malattie, la problematica si sposta dunque sulla messa a punto di una metodica che consenta una diagnosi precoce affidabile, alla quale far seguire, ove necessario, una adeguata terapia farmacologica, tanto più potenzialmente efficace quanto più in fase iniziale è il processo e la sua diagnosi, quando, in altri termini, il meccanismo di distruzione neuronale è ancora all’inizio.

A completamento di quanto detto, si deve notare che il processo degenerativo avviato da una qualsiasi causa al tempo t0, si dirama progressivamente in una serie di sotto-processi, molti dei quali auto-sostenenti e divergenti[8], in grado di sostenere la patologia anche in assenza di alcuni dei rami collaterali. Di qui la necessità di poter controllare l’evoluzione di ciascun “ramo” della malattia, mediante markers adeguati a controllarne sia la presenza, sia l’evoluzione.

Fino a quando non sarà stato possibile intervenire sulla causa prima della  patologia, sarà necessario contrastare i diversi rami autonomi o semi-autonomi della malattia con adeguati farmaci per rallentarne al massimo l’evoluzione complessiva.  Uno strumento in grado di identificare e valutare i principali metabolici e cataboliti del processo, è dunque la soluzione ottimale per poterlo controllare efficacemente.

Vai a pagina: 1 2 3 4 5 6 7         diagnosi, precoce, malattie, neurodegenerative