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“Poiché questo è il grande errore dei nostri giorni,
che i medici separano l’anima dal corpo”
Ippocrate
Emozioni, Stress e Patologie
Gli ultimi anni della ricerca in medicina hanno messo in evidenza lo stretto rapporto
fra emozioni, traumi e stress con la maggior parte delle patologie che l’essere
umano sperimenta nella sua vita. La neuroscienziata statunitense Candace B. Pert,
ex NIH, nel suo affascinante “Molecole di emozioni” (Corbaccio ed.), ha dimostrato
lo stretto rapporto fra le componenti emozionali dell’individuo e le ricadute patologiche
a livello somatico. Sul piano funzionale il sistema nervoso, quello endocrino ed
immunitario sono integrati in una vera e propria rete psico-immuno-endocrina studiata
dalla PNI, psiconeuroimmunologia, rete che trasmette informazioni a tutti i livelli
gerarchici a sistemi, organi e cellule. Il termine psiconeuroimmunologia è stato
coniato nel 1975 dal Robert Ader, direttore di una divisione medica all’Università
di Rochester a New York, primo a dimostrare i rapporti di condizionamento del sistema
immunitario tramite una metodica associativa convenzionale. Le stesse conclusioni
sono state raggiunte da diversi altri ricercatori, fra i quali il professore tedesco
R. G. Hamer (Testamento per una nuova medicina), studioso delle correlazioni fra
traumi psichici improvvisi vissuti in ben definite condizioni e sviluppo di tumori
ad essi strettamente correlati. Oggi diversi ricercatori e docenti italiani e stranieri
sostengono l’argomento con ulteriori lavori sperimentali che evidenziano sempre
più la stretta connessione fra sistema immunitario, endocrino e psiche e come una
adeguata psicoterapia sia in grado di rafforzare lo stato di salute.
Indaghiamo le aree cerebrali
Da quanto detto si evince come possa essere importante poter esplorare la presenza
di somatizzazioni di eventi traumatici in specifiche aree cerebrali, con la conseguente
espressione di neurotrasmettitori e neuropeptidi, nonché le catene di metaboliti
e cataboliti progressivamente generati dai singoli sottoprocessi biochimici attivati
dal fattore scatenante. La rilevazione di questi patterns, presenti sin dalle prime
manifestazioni della patologia in una fase non ancora conclamata sia a livello dell’area
cerebrale interessata, sia dell’eventuale organo sistemico correlato, ci permetterebbe
di identificare il rischio e di intervenire rimuovendo la causa, ove possibile,
controllando l’evoluzione nel tempo del processo patologico ed intervenendo a livello
farmacologico quando il terapeuta lo ritenesse opportuno. Quanto sopra detto è altresì
vero anche per patologie generate da meccanismi tossici, tipicamente antiparassitari
di varia natura, metalli quali alluminio, mercurio, piombo e cadmio, nonché solventi
e sostanze chimiche diverse, respirati per lungo tempo e trasferiti dal bulbo olfattivo
nel tronco encefalico, con drammatiche conseguenze dovute a meccanismi degenerativi
che si sviluppano in modo progressivo negli anni a seguire, come abbiamo avuto possibilità
di accertare in molte occasioni, in piena aderenza con la letteratura scientifica.
Esigenza di una diagnosi
precoce
Nelle patologie neurodegenerative, l’esigenza di intervenire in modo precoce è evidenziata
da molti ricercatori, la cui opinione è riportata in altra parte di questo sito,
per minimizzare il danno neuronale, oggi già notevole al momento della diagnosi
effettuata con gli strumenti finora disponibili. A seguito di un intenso studio
iniziato nel 1998, il team di ricerca della Biophysics Research ha messo a punto
una metodica che permette di indagare in modo analitico e non invasivo 14 aree cerebro-spinali,
ricavando il pattern biochimico delle principali sostanze caratteristiche (markers)
espresse in modo libero, nonché di verificare le carenze di molecole dovute ai più
disparati motivi ed ultimo, ma non meno importante punto, verificare in modo estemporaneo
la potenziale efficacia delle molecole terapeutiche proposte, prima della loro somministrazione.
La notevole quantità di tests effettuati anche in cooperazione con reparti clinici
specializzati, su una varietà di pazienti con neurodegenerazioni in atto (AD, VaD,
PkD, DLBD, PD, ALS, MS, Schizofrenia, etc.) nonché screening di massa su anziani
in occasione dei Congressi Europei della “The Ageing Society”, ha evidenziato la
grande potenzialità della metodica, la perfetta corrispondenza dei risultati dei
tests con le evidenze cliniche e la letteratura scientifica correlata, nonché la
possibilità di perfezionare le diagnosi, mettendo a disposizione dei clinici dati
analitici fino ad oggi indisponibili. Per quanto attiene la precocità delle diagnosi,
è stato possibile identificare un numero significativo di pazienti asintomatici
con patologie in progresso, alcuni dei quali hanno oggi già raggiunto la manifestazione
clinica della patologia. Il limite massimo di precocità della diagnosi rispetto
ai segni clinici può raggiungere anche i sette - dieci anni, in quanto il pattern
biochimico espresso è già presente con un simile anticipo, seppure a livelli evidentemente
minimi, ma la estrema sensibilità della metodica ideata, permette comunque l’individuazione
delle molecole interessate.
Indagini in aree sistemiche
Una accurata indagine molecolare è utile anche in molte patologie sistemiche che
possono essere condizionate dallo stato emozionale espresso, secondo le leggi della
PNI. Al di la dell’aspetto indicato, ulteriori informazioni specializzate possono
fornire la risposta a possibili dubbi diagnostici (batteri o virus, ischemia, emorraggia,
funzionalità mitocondriale, fattori di rischio, etc.) in tempo reale e senza invasività.
Il Bio-Explorer
La metodica di cui sopra ha portato la Biophysics Research allo sviluppo del prodotto
BIO-EXPLORER, primo di una linea di apparecchiature diagnostiche che sfruttano i
principi studiati dalla fisica quantistica per indagare aree del corpo protette
dalla barriera emato-encefalica. BIO-EXPLORER integra tecnologie costruttive di
avanguardia per minimizzare le componenti di errore nelle misure, garantire una
grande affidabilità ed autonomia di funzionamento, nel rispetto di tutte le normative
di sicurezza europee. La grande mole di lavoro svolto dai ns. ricercatori, non pretende
di rappresentare un traguardo già raggiunto, bensì un promettente inizio ed uno
stimolo perché molti altri ricercatori e clinici, a tutti i livelli, possano contribuire,
nell’area di specifica competenza, ad integrare e perfezionare le potenzialità della
metodica BIO-EXPLORER, per una sempre più valida possibilità di diagnosi e cura
dei tanti che soffrono di gravi patologie per le quali ben poco oggi può essere
fatto di concreto, con gravi ricadute sia in ambito familiare, sia di oneri per
la società. La partecipazione di questi studiosi ad una costituenda Società Scientifica
dedicata al tema, consentirà di diffondere a tutti i trovati delle rispettive ricerche
e di potenziare continuamente la metodica.